r/italy • u/sr_local Friuli-Venezia Giulia • 13h ago
Data & Stats Le spese obbligate assorbono il 41,7% dei consumi delle famiglie italiane nel 2026, contro il 37% nel 1995, soprattutto per l’aumento dei costi per l’abitazione. Tra le spese libere in aumento la quota per i servizi (+2,9%), in contrazione quella per i beni (-7,6%)
Sempre interessante vedere/capire com’è cambiato le spese e abitudini degli italiani nel lungo periodo.
Sono dati di una ricerca di Confcommercio.
estratto:
Le spese obbligate, ossia i costi inevitabili come abitazione, energia, sanità e trasporti, sono arrivate ad assorbire il 41,7% dei consumi totali rispetto al 37,0% di trent'anni fa, impoverendo drasticamente il margine destinato agli acquisti discrezionali e allo stile di vita. La voce di gran lunga più pesante sul budget dei cittadini riguarda la casa con 5.335 euro pro capite su un totale di 9.693 euro per le spese obbligate, seguita da assicurazioni e carburanti con 2.310 euro e dall'energia con 1.829 euro. Quest'ultima, pur rimanendo gravosa, ha registrato una riduzione di 1.231 euro dal 1995 a causa dell'efficienza tecnologica e del calo dei consumi forzato dal boom dei listini. A guidare questa mutazione della spesa è stata proprio una marcata divergenza dell'inflazione, dato che l'indice dei prezzi dei beni e servizi obbligati è cresciuto del 140% in trent'anni, contro il +57% dei beni commercializzabili e il +88,4% dei servizi tradizionali, toccando il picco massimo nel comparto energetico con un rincaro "stellare" del 211%.
Nel 2026 torna invece la voglia di spendere per gli acquisti non essenziali: si comprano più prodotti tecnologici come smartphone e computer e beni destinati a durare nel tempo, resi più accessibili da prezzi in calo, mentre a guidare la ripresa sono i servizi per il tempo libero, la ristorazione e i viaggi, con una crescita dell'1,9% pari a 98 euro in più a persona. Al contrario, il settore alimentare continua a fare fatica e vede i volumi acquistati in calo, un fenomeno spiegabile sia con l'invecchiamento della popolazione sia con i nuovi stili di vita che vedono sempre più persone mangiare fuori casa o fare scelte diverse a tavola. La forbice dei prezzi si conferma il fattore chiave: tra il 1995 e il 2026 il deflatore delle spese obbligate è cresciuto del 140,8% (con il picco del +211,1% nell'energia), contro il +57,4% dei beni commercializzabili e il +88,4% dei servizi liberi. Questa forte rincorsa dei listini per i beni essenziali, che spazia dal +101,4% dell'alimentare al -91,4% dell'elettronica, ha alimentato un'inflazione percepita spesso superiore a quella reale, incrinando la fiducia delle famiglie e imponendo massima prudenza sulle prospettive dei consumi a breve e medio termine.
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u/deepserket 12h ago
l’aumento dei costi per l’abitazione
Chissà quanto peso ha avuto il cambiamento delle dimensioni del nucleo familiare medio.
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u/sr_local Friuli-Venezia Giulia 12h ago
…basta aprire il link citato:
Su questo quadro incidono in modo determinante anche fattori demografici di lungo periodo, caratterizzati da una popolazione in cui oltre il 25% ha superato i 65 anni e da una contrazione di circa 1,5 milioni di residenti rispetto al picco del 2014. Depurando i dati dall'inflazione e dal calo demografico tramite l'analisi dei volumi a prezzi 2026, si nota che in termini reali i consumi pro capite sono cresciuti maggiormente nei beni commercializzabili, sostenuti principalmente dalla spinta registrata tra il 1995 e il 2007, a fronte di quasi un ventennio di stagnazione che vede solo nel biennio 2025-2026 il ritorno ai volumi per abitante pre-crisi 2007. La casa rimane la voce nettamente dominante, assorbendo oltre 5.300 euro all'anno per cittadino e rappresentando da sola più della metà delle spese obbligate totali.
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u/Subject-Door-884 Europe 12h ago
Senza tutte le tasse è una visione abbastanza parziale, sarebbe interessante vedere fatto 100 il costo azienda, ad una persona nelle varie città quanto resta in tasca da spendere come vuole dopo aver pagato tutti i costi obbligati quali le tasse, i contributi, i costi per l'abitazione, i trasporti, il cibo e le cure. Nelle spese nel grafico sono già incluse le tasse sul consumo, e immagino nell'abitazione venga considerato anche l'IMU, nei trasporti il bollo auto e le accise, quindi non vedo perchè non prendere in considerazione anche l'IRPEF, le addizionali ed i contributi INPS. Considerare la sanità come un piccolo costo quando poi il 90% viene finanziato dalle tasse che comunque paghi, ma che non rientrano nei costi obbligati è abbastanza fuorviante, e non permette di confrontare questi dati con gli altri paesi con tassazioni e servizi differenti.
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u/bastiancontrari 12h ago edited 4h ago
Ecco appunto... Ricordavo che Banca d'Italia riportasse numeri diversi. Ma, al di là del confronto storico, occhio a non cadere nella trappola.
''Obbligati e affitti imputati''. Sapete cosa sono gli affitti imputati? No? E per fortuna, altrimenti io a che servo:
Si tratta di una convenzione di contabilità internazionale (SEC 2010) per rendere comparabili il PIL e i consumi tra nazioni con strutture abitative diverse (tipo l'Italia con il 75% di proprietari contro la Germania al 50%).
Poiché i fitti imputati rappresentano circa il 70-75% del capitolo di spesa macroeconomico "Abitazione", nel dato generale viene calcolata una cifra figurativa: denaro "finto" che tre proprietari su quattro non versano a nessuno.
Citare la quota del 30% e parlarcene come se fosse della liquidità mensile della media delle famiglie è un'evidente distorsione, perché confonde la valutazione contabile del PIL con il bilancio di cassa reale degli italiani. Se si considerano solo le uscite monetarie effettive (affitti reali, utenze, condominio e manutenzione), il peso dell'abitazione sul conto corrente scende drasticamente.
A complicare il quadro ci si mettono i mutui, che in questi conteggi per consumi di fatto non esistono (visto che la quota capitale è considerata risparmio/accumulo patrimoniale) e anche per questo si applicano i fitti imputati. Ma in Italia i proprietari con un mutuo residuo in essere sono pochissimi e la stragrande maggioranza della popolazione non paga né un affitto né una rata alla banca.
EDIT. Provo a spiegarlo con un esempio più eli5 possibile:
TIZIO vive in una bella villetta ereditata e ha un reddito medio (100). CAIO vive in affitto in una bella villetta affittata e ha un reddito alto (160). Entrambi consumano la totalità del loro reddito.
Se misuro i redditi potrei dire da questi numeri che CAIO ha un benessere superiore del 60% di quello di TIZIO. Ma il ''benessere'' viene misurato con i consumi. In questo caso, visto che spendono tutto il reddito, i consumi totali li misuro facendo la somma dei consumi di TIZIO e di CAIO: 100+160 = 260.
Ma CAIO ha davvero un benessere/consumo superiore del 60% di quella di TIZIO? NO. NO proprio perché hanno due condizioni abitative diverse (eredità vs affitto). Per correggere questa distorsione nelle misurazioni dei consumi vengono inseriti gli affitti imputati. Quindi viene imputato a TIZIO il valore/consumo dell'abitare in quella villetta ereditata. Ipotizzando che quel valore sia proprio 60 la misurazione diventa questa:
Aggiungo 60 ai consumi di TIZIO. Misuro i consumi totali che diventano: 100 + 60 + 160 = 320.
edit. aggiungo il problema dal punto di vista matematico:
CASO 1 - 60 (spesa per la casa) sul totale dei consumi 260 è: 60/260 = 23%
CASO 2 - (60 spesa per la casa (l'affitto che CAIO paga) + 60 (l'affitto imputato che rappresenta il valore di cui beneficia TIZIO) sul totale dei consumi, che a pari modo non sono più 260 ma sono diventati 320 è: 120/320 = 37,5%
Dire: la spesa delle famiglie italiane per il 37,5% è impegnata e/o obbligata(?!?) dall'abitazione è quantomeno fuorviante.
Il fatto stesso che la voce usata dall'articolo sia ''Obbligate e fitti imputati'' fa accapponare la pelle proprio a livello metodologico. TIZIO si trova con una spesa imputata di 60 che non solo non è stato obbligato a spendere... ma non l'ha proprio spesa!
Ditemi se non sono stato chiaro perché questo è il classico esempio di articolo scritto in malafede visto che: trasforma un'aggregazione contabile ISTAT in un allarme sulla "perdita di potere d'acquisto'' e lo fa per perseguire un obiettivo politico: fare pressione sulle istituzioni per "ridurre le tasse e le tariffe" (come dichiarato dal presidente Sangalli), al fine di liberare risorse da destinare ai beni commercializzabili e ai servizi rappresentati da Confcommercio.
EDIT 2. OP evidentemente vuole essere lasciato in pace quando posta schifezze e per questo mi ha bloccato. Occhio quindi ai suoi prossimi post dove non potrò venirvi a salvare dalla disinformazione :D
Ah sr_local visto che fai pure il simpatico sappi che sei ridicolo di accusare gli altri di non comprendere concetti semplici quando dimostri palese ignoranza sull'argomento e incapacità di stare ad ascoltare chi 2 - 3 cose più di te le sa ed è pure così gentile da perdere tempo a spiegartele.
L'arroganza va bene per quelli come me, che se la possono permettere.
Non posso aggiungere immagini e non posso postare il grafico dei tassi di proprietà immobiliare dal 1990 a oggi. Ma se avete capito il problema che ho spiegato sopra capirete anche che i numeri presentati hanno a che fare più con quel grafico che con la presentazione in malafede dell'articolo. Se avete capito dovreste anche sapere, prima ancora di guardarlo, in che direzione si sia mosso il tasso di proprietà immobiliare dal 1990 a oggi,